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Cosa fare se il padre non c’è? Consigli per mamme single

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mamma single

Sono sempre più numerose le madri che crescono da sole i propri figli. Spesso il desiderio di diventare mamma è così forte da spingere una donna a fare un bambino anche senza avere un uomo al fianco. Ma ci sono, purtroppo, tanti casi di donne che sono state abbandonate dal proprio compagno perché non si sentiva “pronto” a diventare padre. Secondo recenti statistiche, 1 bambino su 4 cresce senza la figura paterna. Viviamo in una società, in parte, senza padri: padri assenti, padri fantasma, presenze in bianco e nero che certamente creano un grande vuoto affettivo nella crescita di un bambino. Ma che valore ha nella famiglia la figura paterna e cosa manca a un bambino che cresce senza di essa? Che adulto sarà? I figli senza padre saranno a loro volta dei padri assenti? E ancora, è possibile educare bene il proprio figlio se si è single?

Come saranno questi bimbi “da grandi”?

I bambini diventeranno adulti sicuri, insicuri, gentili o arroganti sulla base dei loro tratti caratteriali e sarà la storia reale e affettiva di ogni individuo a plasmare la persona che diventerà. Ci sono bambini, figli di mamme sole, che crescono sicuri di sé e socievoli perché la mancanza dell’altro genitore non è diventata il principio organizzatore della loro esistenza. Questo non significa che nella vita potranno avere momenti di sofferenza in cui sentiranno la mancanza della figura paterna. Per altri bambini, invece, questa sofferenza diventerà un modo di organizzare la loro esistenza, perché non riusciranno a evitare o a elaborare altre sofferenze. Per esempio, se una mamma single decide di convivere con un altro uomo e poi la storia finisce male, è ovvio che il bambino avrà una replica di quella sofferenza. Se poi questa situazione si ripeterà tante altre volte, sarà più facile che la sofferenza diventi traumatica, e allora il bambino crescerà insicuro e fragile, con in fondo al suo cuore una sensazione di abbandono e profonda disistima. Ci si potrebbe chiedere: “Il figlio senza padre da adulto sarà a sua volta un padre assente?”. Molti papà che non hanno avuto un padre dicono: “Io non so bene come si fa perché non ho avuto l’esempio in famiglia”. Senza punti di riferimento e modelli forti, infatti, un uomo che diventa padre dovrà fare i conti con quel vuoto che ha avuto e quindi potrebbe avere qualche tratto di insicurezza maggiore nei confronti dei suoi bambini.

Raccontare o no la verità?

Può essere comprensibile che una mamma non riesca ad affrontare certe verità con il proprio figlio e quindi preferisca nasconderle. Ma non è giusto, così come non lo è sbattergli in faccia la verità nuda e cruda. È molto importante, invece, ascoltare l’idea che si sono fatti i bambini dell’assenza del proprio papà, sentire i loro discorsi e poi cercare di comunicare loro messaggi non troppo ansiogeni o crudeli.

Può contare solo su di me

La madre ha il compito di comprenderlo e rassicurarlo

Saranno insicuri, aggressivi e con difficoltà a relazionarsi col prossimo? Dipende da molti fattori e dalle storie di ognuno. Un bambino senza papà può crescere senza patologie psichiche se trova altre fi gure maschili di riferimento all’interno di una rete familiare, come, per esempio, il nonno, lo zio, il maestro… Ma c’è un tema delicato e importante che i bambini devono affrontare: “Perché non ho il papà?”. Il bambino, infatti, ha bisogno della presenza di entrambi i genitori e, quando uno dei due non c’è, può pensare che questi non ha voluto stare con loro. È compito della mamma fornirgli spiegazioni concrete ma ragionevoli che lo tranquillizzino. Soprattutto, mai far intendere che “papà è brutto e cattivo perché ci ha abbandonato…”. Questa è una spiegazione preoccupante che non va mai data, in modo particolare quando il bambino è piccolo, perché lo mette nella triste condizione di fare i conti con “qualcuno” che non l’ha voluto creandogli seri problemi psicologici. I vissuti comunicati dalle mamme, che siano state abbandonate dal loro uomo, rimaste vedove o single per scelta, comunque, dipendono dalle storie individuali. Il compito di una “mamma sola” è quello di comprendere il vuoto che il bambino ha e dargli spiegazioni ragionevoli e rassicuranti su questo tema. Senza traumi.

Sei consigli per vincere la sfida

  1. Non sentirsi in colpa, né ripetersi: “ho sbagliato”. Le mamme single fanno più fatica e hanno maggiori responsabilità delle altre supportate dal compagno, ma possono essere donne forti e determinate.
  2. Prima di dare una risposta alla domanda “Perché non ho il papà?”, è bene ascoltare i pensieri del proprio fi glio e poi trovare una storia che gli consenta di capire la realtà della sua famiglia e che possa reggere emotivamente nelle varie fasi evolutive.
  3. Non negare al proprio fi glio la possibilità di avere rapporti anche con altre fi gure, sia femminili sia maschili. Una mamma che si chiude in un rapporto stretto e unico col suo bambino è una mamma che rischia di “limitarlo”.
  4. Trovare sempre le parole giuste e amorevoli affi nché il bambino possa capire e metabolizzare questa carenza affettiva.
  5. Non inveire contro il padre assente: “Tuo padre è cattivo, ci ha abbandonato, non ti ha voluto, ecc.”. Sono frasi che creano grandi sofferenze e veri e propri traumi.
  6. Anche se si è mamme single si può educare bene e serenamente il proprio fi glio, tenendo sempre presente il vuoto generato dalla mancanza del papà.

Quando un uomo entra in casa…

Continui cambiamenti sono pericolosi

Bisogna essere molto cauti nel prendere certe decisioni. Il bambino, di fronte a una nuova presenza maschile, potrebbe reagire in tanti modi diversi: potrebbe esserne geloso perché pensa che gli rubi la mamma o, al contrario, potrebbe anche accoglierlo positivamente, perché incarna il modello che lui aspettava per affezionarsi. Il bambino comunque riporrà tante aspettative su questa persona. Ed è per questo motivo che se la storia non ha un esito positivo per il piccolo diventa un’ulteriore esperienza negativa. È ovvio che questo discorso non vuole dire che non è possibile, per le mamme, avere una piena vita affettiva e, quindi, amori, fi danzati, amici e amiche. Dobbiamo, anzi, stare attenti che i bambini non diventino i nostri tiranni e che qualsiasi nostra scelta sia fatta esclusivamente mettendoli al centro del nostro mondo. Dall’altra parte, bisogna considerare che hanno dei loro bisogni autonomi, e che le ripetizioni continuative di attaccamenti e abbandoni possono essere dannosi per un sano sviluppo psichico.

Il ruolo distinto dei due genitori

All’interno della famiglia, la coppia genitoriale che funziona è importante perché si dà supporto vicendevolmente. Quindi i ruoli sono entrambi indispensabili, anche se differenti. Nei primi mesi di vita la funzione paterna è soprattutto quella di supportare affettivamente e concretamente la coppia mamma-bambino. Nel corso del tempo, poi, i padri sviluppano un rapporto personale con i propri fi gli, non solo come sostituti delle mamme. I bambini, infatti, già dai primi mesi, si accorgono delle differenze tra mamma e papà, nelle modalità di essere tenuti in braccio, nel tono della voce. In questo senso la funzione paterna rappresenta quell’importante elemento separatore nella coppia mamma-bambino che aiuta i nostri piccoli a cominciare a “staccarsi dal nido”.

Quando chiedere aiuto

Se la mamma sente di non farcela da sola o nota un problema psicologico e comportamentale nel proprio bambino, è meglio che chieda un consulto a un esperto, a uno psicologo infantile che aiuterà entrambi a risolvere il problema. Ci si può rivolgere alle strutture private, ma anche a quelle pubbliche.

Un esercito di famose e non

È un fenomeno decisamente in crescita, un piccolo, ma agguerrito “esercito” di mamme single formato da star italiane e internazionali – come, ad esempio, la cantante rock Gianna Nannini, l’avv. Giulia Bongiorno, la conduttrice Lorella Landi e in passato la cantante Fiordaliso, l’attrice-produttrice Edwige Fenech o, per andare oltreoceano, le attrici Angelina Jolie, Charlize Teron, Sandra Bullock, Meg Ryan – ma anche da tante donne comuni di classe sociale ed economica meno elevata che da sole sostengono tutto il carico dei figli e faticosamente si dividono tra lavoro e famiglia.

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